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Il Mar Rosso (Seconda Parte) by Maurizio Costa aka Mao

LE REGINE DEI FONDALI
Tra i pesci più comuni delle barriere coralline vi sono certamente le cernie, quasi tutte caratterizzate da colori vivaci, corpi robusti, ampie pinne caudali e grosse bocche con la mascella inferiore più sviluppata. La notevole varietà di ambienti che si incontrano durante un’immersione nel Mar Rosso spiega il gran numero di varietà di specie di cernie che si possono incontrare. Ve ne sono di piccole e colorate come le cernie dei coralli (cephalopholis miniata) e le cernie pavone (cephalopolis argus) di medie come la cernia dalla coda falcata (variola louti), la cernia dalla bocca rossa (aethaloperca rogaa) sino ai giganti del gruppo, come l’epinephalus tumula che può raggiungere i 2 metri di lunghezza. Tutte le cernie hanno abitudini territoriali, vivono nei pressi della loro tana, ove passano gran parte del tempo, sono carnivore, si nutrono di pesci crostacei e polpi.

Cephalopholis argus (cernia pavone) Foto di Maurizio Costa Epinephelus tauvina (cernia grassa) Foto di Luca Ceredi Cephalopholis miniata (cernia dei coralli) Foto di Luca Ceredi 
Epinephelus fuscoguttatus (cernia chiazzata) Foto di Pietro Cremone Variola louti (cernia dalla coda falcata) Foto di Pietro Cremone Plectropomus p. marisrubri (cernia dei coralli del Mar Rosso) Foto di Maurizio Costa 
Intorno alle formazioni delle madrepore più grandi e frastagliate, possiamo notare nuvole arancioni di piccoli pesci appartenenti alla famiglia dei serranidi, la stessa delle cernie. Sono gli anthias (pseudanthias squamipinnis) lunghi sino a 15 centimetri.

Pseudanthias squamipinnis (anthias) Foto di Luca Ceredi

Gli anfratti corallini ospitano altri piccoli pesci dalla forma più affusolata degli anthias, ma incredibilmente colorati di un violetto fluorescente, sono gli pseudochromis fridmani, che vivono solo nel Mar Rosso.

Pseudochromis fridmani (pseudocronide purpureo) Foto di Luca Ceredi

I PESCI PARTICOLARI


Tra gli anfratti del reef, incontri comuni sono quelli con pesci sinuosi, allungati e simili a serpenti: diverse specie di murene, pesci trombetta (fistularia commersonii), popolano gli anfratti, le grotte e le fessure dei reef, facendo capolino con la bocca spalancata per respirare.
Sui fondali spesso si possono incontrare triglie gialle e triglie gialle e rosse (parupeneus forskali e p.cyclostomus) le quali hanno abitudini simili a quelle del Mediterraneo, passano cioè in prossimità del fondo tastando con i lunghi e mobili bargigli ricchi di cellule sensoriali.
Appoggiati a rami di corallo spesso sono presenti i pesci falco a becco lungo (oxycirrhites typus) e i pesci falco variegati (parracirrhites forsteri). Sul fondo, in agguato, è possibile scorgere i pesci lucertola (synodus variegatus) e i pesci coccodrillo (cociella crocodila), i quali amano seppellire il loro corpo tra i sedimenti, lasciando sporgere la testa gli occhi e le pinne dorsali.

Gymnothorax undulatus (murena marezzata) Foto di Luca Ceredi
  Gymnotorax javanicus (murena gigante) Foto di Maurizio Costa 
Gymnotorax flavimarginatus (murena marginata) Foto di Luca Ceredi
  Siderea grisea (murena grigia ) Foto di Maurizio Costa  Parupeneus cyclostomus (triglia gialla) Foto di Maurizio Costa  Parupeneus forsskali (triglia di Forsskal) Foto di Maurizio Costa Paracirrhites forsteri (pesce falco di Forster) Foto di Luca Ceredi  Cociella crocodila (pesce coccodrillo) Foto di Maurizio Costa  Synodus variegatus (pesce lucertola) Foto di Maurizio Costa 


I PESCI DELLA NOTTE


Durante il giorno, ai margini e all’interno di grotte, è possibile osservare pesci caratterizzati da grossi occhi, e i cui colori tendono solitamente al rosso. Di giorno sono poco attivi, non amano la forte luce del giorno quindi rimangono rintanati, in posizione quasi immobile. Iniziano la loro attività dopo il tramonto, sostituendosi ai pesci diurni. Fanno parte di queste famiglie i pesci scoiattolo, soldato, cardinale e priacantidi, rispettivamente appartenenti ai generi sarhocentron, myripristis, apogon e priacanthus. Di stesse abitudini sono i piccoli pesci vetro (pempheris vanicolensis) i quali stazionano in fitti branchi.

Priacanthus hamrur (pesce occhio grosso) Foto di Maurizio Costa 
AFFASCINANTI, MA PERICOLOSI


Per evitare alcuni dei maggiori pericoli è buona norma tenere sempre sott’occhio il fondale sul quale si sta nuotando. Questi sono costituiti dai pesci pietra (synanceia verrucosa), realmente simili a pezzi di pietra, distinguibili soltanto con molta attenzione per il profilo della bocca quasi verticale e per gli occhi. La loro capacità mimetica è tale che riescono a trasformare dei filamenti che hanno intorno al corpo, in modo da sembrare alghe. La pericolosità di questi pesci è dovuta ai robustissimi raggi spinosi, collegati a ghiandole velenifere. Meno pericolosi sono il falso pesce pietra (scorpaenopsis diabolus) e il pesce diavolo filamentoso (inimicus filamentosus). Molto affascinanti ma potenzialmente anch’essi pericolosi sono infine i pesci scorpione (pterois volitans e pterois radiata), caratterizzati da pinne a raggi lunghi, simili a piume che nascondono spine velenifere.

Synanceia verrucosa (pesce pietra) Foto di Maurizio Costa
 
Synanceia verrucosa (pesce pietra) Foto di Adriano Frisoni

Scorpaenopsis diabolus (falso pesce pietra) Foto di Maurizio Costa

Inimicus didactylus (pesce diavolo) Foto di Luca Ceredi
  Inimicus didactylus (pesce diavolo) Foto di Luca Ceredi  Inimicus didactylus (pesce diavolo) Foto di Luca Ceredi 
Pterois radiata (pesce scorpione raggiato) Foto di Maurizio Costa





LE FARFALLE E GLI ANGELI DEL REEF


Probabilmente le barriere coralline senza questi pesci avrebbero un fascino diverso. Sono gli appartenenti alle famiglie dei chetodontidi (pesci farfalla), dei pomacantidi (pesci angelo) e dei platacidi (pesci pipistrello) a raggruppare gran parte dei pesci più variopinti delle barriere coralline. Questi tipi di pesci hanno evoluto una forma laterale solitamente appiattita, la quale permette loro di nuotare con agilità attraverso le ramificazioni più intrigate. La grande varietà di colorazioni permette di riconoscersi tra loro, di distinguere esemplari giovani da quelli adulti, e addirittura la possibilità di nascondersi e di mimetizzarsi dai predatori. Tra le specie più tipiche si può ricordare il pesce farfalla mascherato (chaetodon semilarvatus), il pesce farfalla fasciato (chaetodon fasciatus), il pesce farfalla bandiera (heniochus fasciatus), lo splendido pesce angelo reale (pygoplites diacanthus) e il pesce angelo imperatore (pomacanthus imperator). Corpo appiattito e alto, quasi a formare un disco, caratterizza i pesci pipistrello, che spesso si possono incontrare in piccoli branchi.

Chaetodon semilarvatus (pesce farfalla mascherato) Foto di Maurizio Costa

Chaetodon fasciatus (pesce farfalla fasciato) Foto di Maurizio Costa

Chaetodon auriga (pesce farfalla auriga) Foto di Maurizio Costa

Gonochaetodon larvatus (pesce farfalla muso arancione) Foto di Luca Ceredi

Chaetodon trifascialis (pesce farfalla gallonato) Foto di Maurizio Costa

Pygoplites diacanthus (pesce angelo reale) Foto di Luca Ceredi

Pomacanthus imperator (pesce angelo imperatore) Foto di Maurizio Costa

Pomacanthus maculosus (pesce angelo maculato) Foto di Pietro Cremone
     Platax teira (pesce pipistrello) Foto di Maurizio Costa 
I PESCI CHIRURGO


I pesci chirurgo sono molto comuni nelle barriere coralline, in particolare nelle zone in cui è abbondante la luce, zone in cui crescono abbondanti le alghe di cui si nutrono. Essi sono di forma ovale e hanno ampie pinne dorsali e anali. Di solito la pinna caudale è falciforme. La caratteristica di questi pesci, a cui devono il loro nome, sono delle particolari spine, affilate come bisturi, posizionate lungo i lati del peduncolo caudale. Queste sono solitamente mobili, le punte possono essere inclinate in avanti, a scopo difensivo.

Acanthurus sohal (pesce chirurgo sohal) Foto di Luca Ceredi
 
Zebrasoma xanthurum (pesce chirurgo dalla coda gialla) Foto di Luca Ceredi
 Zebrasoma veliferum (pesce chirurgo pinne a vela) Foto di Luca Ceredi Naso unicornis (pesce unicorno) Foto di Luca Cere Naso elegants (pesce chirurgo arancione) Foto di Maurizio Costa   Naso elegants particolare della coda (pesce chirurgo arancione) Foto di Maurizio Costa


I PESCI BALESTRA E I PESCI PALLA


I pesci balestra (balistidi) hanno forma ovale e piatta, sono caratterizzati da due pinne dorsali, sono ricoperti da piccole e robuste placche ossee sui fianchi, hanno dei robusti denti a scalpello fissati saldamente alle mascelle e mosse da potenti muscoli, che usano per rompere i gusci di crostacei, molluschi e ricci di mare. Singolare è la tecnica che utilizzano per attaccare i ricci: afferrano uno o due aculei e trascinano il riccio verso l’alto per poi liberarlo e attaccarlo dal basso, dove sono molto meno protetti dagli aculei. Possono inoltre eventualmente soffiare potenti getti d’acqua fino a rovesciare il riccio. I pesci balestra sono molto territoriali e quando custodiscono il loro nido è bene stare a distanza di sicurezza per evitare di essere attaccati. Anche i pesci palla, pesci istrice e i pesci scatola (ostraciidi) sono caratterizzati da robuste dentature. Questi ultimi hanno il corpo rigido, composto da placche ossee spesso esagonali, da cui spuntano minuscole pinne; queste muovendosi rapidamente in un moto vorticoso permettono all’animale di nuotare come fossero dei piccoli elicotteri. I pesci palle e i pesci istrice possono rigonfiare il loro corpo quando sono minacciati, a scopo intimidatorio. Questa pratica in realtà stressa molto l’animale, per tanto è bene non indurli mai a questa loro difesa.

Phinecanthus assasi (balestra picasso) Foto di Maurizio Costa

Balistoides viridescens (balestra titano) Foto di Maurizio Costa

Sufflamen albicaudatum Foto di Maurizio Costa

Odonus niger (balestra blu) Foto di Maurizio Costa

Balistapus undulatus (balestra striato) Foto di Maurizio Costa

Arothron diadematus (pesce palla mascherato) Foto di Maurizio Costa

Arothron stellaus (pesce palla stellato) Foto di Maurizio Costa

Diodon hystrix (pesce istrice) Foto di Maurizio Costa

Ostracion cubicus (pesce scatola cubico) Foto di Maurizio Costa

UNA GRANDE VARIETA’, DAI PAGLIACCIO AI PAPPAGALLO


I pesci del Mar Rosso coprono una grande varietà di forme e di colori, di abitudini che spesso sono la peculiarità della specie.

I più rappresentativi dei pomacentridi sono senza dubbio i pesci pagliaccio (amphiprion sp.). Anche se sono stati rappresentati in tantissime immagini e nonostante siano così conosciuti, i pesci pagliaccio non possono fare a meno di attirare la nostra attenzione. Solitamente si possono osservare questi pesci associati all’anemone in cui vivono, inoltre è possibile notare la coppia che cura le uova, intenti a scacciare con singolare aggressività gli intrusi, aggressività che di solito contrasta con la loro timidezza. Spesso ad abitare la stessa anemone si possono incontrare piccoli pesci neri con diverse macchie bianche: sono i piccoli della damigella domino (dascyllus trimaculatus), gli adulti invece vivono fra le formazioni madreporiche, insieme a miriadi di altri individui, anche di altre specie, come la damigella coda bianca (dascyllus aruanus) e le castagnole tropicali (chromis caerulea, chromis dimidiata, cromis virdis), oppure gli anthias (pseudanthias squamipinnis).

Amphiprion bicinctus (pesce pagliaccio due bande) Foto di Maurizio Costa
 
Amphiprion bicinctus (pesce pagliaccio due bande) Foto di Maurizio Costa

Amphiprion bicinctus (pesce pagliaccio due bande) Foto di Maurizio Costa

Amphiprion bicinctus (pesce pagliaccio due bande) Foto di Maurizio Costa
   Dascyllus trimaculatus (pesce domino) Foto di Maurizio Costa 
Pseudanthias squamipinnis (anthias) e Chromis dimidiata (castagnola bipartita) Foto di Luca Ceredi


Più grossi e inconfondibili sono i pesci sergente o pesci zebra (abdudefduf saxatilis e a. sexfasciatus) che formano spesso fitti branchi non timorosi di circondare anche i subacquei.

Abdudefduf sp. (pesce sergente) Foto di Maurizio Costa

Facili anche da incontrare sono grandi branchi di fucilieri (caesio xanthonota), dicasi lo stesso per gli sgombri (scomber sp.).

Caesio xanthonota (pesce fuciliere) Foto di Maurizio Costa

Scomber sp. (sgombri filtratori) Foto di Maurizio Costa

Da ricercare sui coralli invece sono i blennidi, molti dei quali hanno sulla testa delle “antenne” filamentose o frangiate, e i gobidi, dal muso tozzo e dalle pinne ventrali trasformate in una sorte di ventose con cui aderiscono sul fondo.
I labridi, diffusissimi, possono variare tantissimo tra loro dalla colorazione e dalle dimensioni. Si accomunano per la forma allungata, e dal modo di nuotare, spingendosi in avanti o indietro grazie alle potenti pinne pettorali. I più tipici rappresentanti della famiglia sono i pesci pulitori (Labroides dimidiatus), a bande orizzontali blu e nere, sempre impegnati a pulire da parassiti o da detriti organici altri pesci, dai grossi pesci Napoleone (Cheilinus undulatus) alle murene.

Labroides dimidiatus (pesce pulitore o dottore) Foto di Maurizio Costa

Labroides dimidiatus (pesce pulitore o dottore) Foto di Maurizio Costa

I labridi hanno abitudini prettamente diurne, quindi difficili da incontrare di notte. Facendo attenzione però si possono notare mentre riposano, infossati nella sabbia per esempio, lungo un sasso o un anfratto, avvolti da una capsula di muco. Inoltre spesso di notte assumono colorazioni più tenue e meno appariscenti. La variazione di colore è una delle caratteristiche dei labridi, la quale può essere anche drastica, crescendo o al cambiamento del sesso. Il più grande rappresentante dei labridi è il pesce napoleone (cheilinus undulatus), può raggiungere i 2,3 m di lunghezza e pesare fino a 200 kg

Cheilinus undulatus (pesce napoleone) Foto di Adriano Frisoni 
Coloratissimi, i pesci pappagallo possono cambiare colore a seconda dell’età, del sesso, del periodo dell’anno. Questi hanno un corpo robusto, piatto ai lati e ricoperto da grosse squame. La caratteristica più rilevante è la loro bocca, nella quale si distinguono facilmente i grossi denti trasformati in placche, simili ad un becco, adatti a spezzare rami di corallo, o a raschiare le rocce. Al tramonto ogni esemplare si nasconde nel proprio rifugio e secerne un involucro mucoso trasparente, il quale si dissolve poi il lentamente il giorno successivo. Si pensa che lo scopo di questa protezione sia quella di impedire ai predatori notturni di sentirne l’odore.

Bolbometopon muricatum (pesce pappagallo dal corno) Foto di Adriano Frisoni

Cheilinus lunulatus (tordo dalla coda festonata) Foto di Luca Ceredi

Cheilinus lunulatus (tordo dalla coda festonata) Foto di Pietro Cremone
  Scarus ferrugineus (pesce pappagallo rugginoso) Foto di Maurizio Costa 
MOLLUSCHI, ECHINODERMI CROSTACEI


Non possono mancare i molluschi, gli echinodermi e i crostacei. Fra i primi oltre ad animali del genere polpi (octopus sp.), seppia (sepia sp.) e calamari (architeuthis sp.) , incontriamo anche molti nudibranchi; le specie più diffuse sono la ballerina spagnola (Hexabrancus sanguineus), il tritone (Charonia tritonis) e la tridacna (Tridacna maxima). La prima specie è il più grosso e appariscente nudibranco, può raggiungere anche i 40 cm. di lunghezza. Di colore rosso, ha grandi branchie piumate bianche. Il tritone è il principale nemico della stella corona di spine (Acanthaster planci) che è in grado di distruggere in poco tempo un metro quadrato di barriera.

Octopus sp. (polpo) Foto di Maurizio Costa

Sepia officinalis (seppia) Foto di Luca Ceredi

Loligo vulgaris (calamaro) Foto di Adriano Frisoni

Jorunna funebris (nudibranco sp.) Foto di Maurizio Costa

Hexabranchus sanguineus (ballerina spagnola) Foto di Pietro Cremone

Chromodoris quadricolor (nudibranco sp.) Foto di Pietro Cremone

nudibranco sp. Foto di Pietro Cremone

nudibranco sp Foto di Pietro Cremone

Le tridacne popolano di splendidi “sorrisi blu” la barriera corallina.


Tridacna maxima Foto di Maurizio Costa

Tridacna maxima Foto di Maurizio Costa

Tridacna crocea Foto di Maurizio Costa

Tridacna crocea Foto di Maurizio Costa

Interessanti sono anche i vermi albero di Natale (spirobanchus giganteus), i quali generano il tubo protettivo comune a tutti i Serpulidi. Il tubo è praticamente invisibile perché cresce insieme alla colonia della medrepora e finisce per essere inglobato. Questo verme passa la maggior parte della sua esistenza al di fuori del tubo esponendo all’ acqua la sua doppia corona conica, catturando minuscoli organismi planctonici. In caso di pericolo i ciuffi si richiudono e i vermi si ritirano rapidamente all’interno dei loro tubi, chiudendo l’entrata con un tappo conico. La scomparsa non dura mai troppo a lungo, c’è chi ha stimato che in media dopo 27 secondi i vermi si riaprono.

Spirobanchus giganteus (verme albero di Natale) Foto di Luca Ceredi

Spirobanchus giganteus (verme albero di Natale) Foto di Luca Ceredi

Spirobanchus giganteus (verme albero di Natale) Foto di Luca Ceredi
  Spirobanchus giganteus (verme albero di Natale) Foto di Luca Ceredi 
Tra gli echinodermi occorre fare attenzione ai ricci. A parte gli innocui ricci matita, ci sono almeno due specie che è utile imparare a riconoscere: il riccio diadema (Diadema setosum) e il riccio puntaspilli (Asthenosoma varium). Il primo ha lunghissime spine, fragili pronte a spezzarsi e cosparse di veleno. Inoltre questi aculei sono sensibili alla luce, basta fargli ombra che esse reagiscono orientandosi in modo diverso. Anche il riccio puntaspilli ha aculei dotati di veleno. Facili da incontrare sono i crinoidi, o gigli di mare, (Heterometra sp.), soprattutto in luoghi ove vi sono correnti costanti, aggrappato a coralli o gorgonie. Sempre parte della famiglia degli echinodermi sono le stelle marine, e nel mar Rosso se ne possono trovare diverse specie.

Echinometra mathaei (riccio sp.) Foto di Luca Ceredi

Tripneustes gratilla (riccio sp.) Foto di Luca Ceredi
 
Tripneustes gratilla (riccio sp.) Foto di Luca Ceredi

Heterocentratus mammilatus (riccio matita) Foto di Maurizio Costa

Echinothrix diadema (riccio velenoso) Foto di Maurizio Costa 

Diadema setosum (riccio diadema) Foto di Maurizio Costa

Heterometra sp. (crinoide o giglio di mare) Foto di Pietro Cremone

Fromia monilis (stella sp.) Foto di Maurizio Costa

Molto presenti sono i crostacei, aragoste, gamberi, granchi, e paguri che si aggirano sul fondo, soprattutto nelle ore notturne, assolvendo il compito di spazzini. Alcuni instaurano rapporti di simbiosi con animali più grandi, come invertebrati o pesci, che ripuliscono volentieri da detriti di cibo e parassiti.


Stenpus hispidus (gamberetto pulitore striato) Foto di Maurizio Costa

Pagurus sp. Foto di Luca Ceredi

Granchio sp. Foto di Luca Ceredi

Granchio sp. Foto di Luca Ceredi

Periclimenes policarpus (gambero di vetro) Foto di Luca Ceredi

Granchio simbionte sp. Foto di Luca Ceredi

Granchio sp. Foto di Luca Ceredi

DUGONGO


Il dugongo (D. dugon), un mammifero sirenide, di grossa mole, può superare i 3 metri di lunghezza, e un peso di 400 – 500kg. Viene definito “mucca di mare” a causa della sua struttura tozza e compatta. La coda è costituita da una pinna caudale orizzontale, divisa in due lobi, simile a quella dei cetacei, a differenze di quella del lamantino che è arrotondata. Gli arti anteriori costituiscono due grosse pinne a forma di spatola, a volte utilizzate anche con funzioni di presa. La sua pelle ricopre uno strato di grasso molto utile per l’inverno, come protezione alle basse temperature. Inoltre è molto resistente, dotata di buone capacità rigenerative, una ferita può guarire anche in un solo giorno. Il dugongo si nutre di alghe, risucchiandone una grande quantità, nelle quali si nascondono piccoli inverterbrati,costituendo un supplemento importante alla sua dieta.
Oggi esiste una sola specie di dugongo, il D. dugon che conta circa 5000 esemplari, ma fino al 18° secolo ne esisteva una seconda, l’ hydrodamalis gigas, poi estinta a causa della caccia. Chiaramente il D. dugon è una specie protetta, anche se la caccia abusiva e la pesca disattenta ne stanno lentamente causando la completa estinzione. Altro fattore che compromette la sua esistenza è la lentezza nella riproduzione, un cucciolo ogni 3 – 7 anni. Un tempo erano molti i mari ove si poteva incontrare il dugongo, anche nel Mediterraneo, oggi rimangono pochissime aree, una delle quali è il Mar Rosso.
 Dugong dugon (dugongo) Foto di Luca Ceredi

Dugong dugon (dugongo) Foto di Luca Ceredi

TARTARUGHE


Nel Mar Rosso sono presenti due specie di tartarughe, la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata) e la tartaruga verde (Chelonia Mydas). La prima è essenzialmente carnivora, si ciba di gamberetti e coralli molli, p.e. alcionari. La seconda si nutre di alghe che crescono su fondali sabbiosi con poca corrente, inoltre la tartaruga verde è molto più grande. Si riproducono una volta all’anno, tornano a deporre le uova sempre sulla stessa spiaggia dove sono nate, ritrovandola da distanze inimmaginabili. Depongono con la luna piena, nel momento dell’alta marea, in modo da raggiungere con più facilità un luogo asciutto dove deporre le uova. Di tutte le uova deposte solo poche arriveranno alla schiusa. Granchi fantasma, sciacalli, volpi del deserto, uomini, saccheggiano i nidi. I piccoli poi si gettano di corsa in mare, anche loro saranno preda di uccelli e predatori marini. Dove vadano a finire i piccoli non si sa: si osservano al momento della schiusa e poi non più. Rispuntano adulte, anzi già un po’ anziane… è difficile incontrare una tartaruga marina al di sotto dei 30 cm. Da adulte non sono meno vulnerabili che da piccole, è per questo che anche le tartarughe sono specie protette.

Chelonia mydas (tartaruga verde) Foto di Luca Ceredi

Chelonia mydas (tartaruga verde) Foto di Luca Ceredi

Eretmochelys imbricata (tartaruga embricata)

Eretmochelys imbricata (tartaruga embricata)

DELFINI


Nel Mar Rosso esistono quattro specie di delfini, il delfino comune, il tursiope, la stenella (più comune d'estate) e il grampo (più comune d'inverno). Se si passa una giornata in barca si può avere la buona possibilità di avvistarli. Il sito migliore per incontrare i delfini è Samadaii a Marsa Alam. I delfini vivono nella laguna dove vi si accoppiano nel mese di Maggio. A Sha'ab Ali è probabile incontrare le stenelle. I più grandi delfini del Mar Rosso si possono avvistare a St. John's e alle isole Brothers.



RINGRAZIAMENTI


Desidero ringraziare di nuovo i miei amici Adriano Frisoni, Luca Ceredi, Pietro Cremone, per avermi fornito parte del materiale fotografico. Un grosso ringraziamento va a ReefItalia, per avermi concesso di pubblicare questa trattazione.
Le seguenti foto dimostrano la passione di chi ha raccolto il materiale di questa trattazione.

Pietro Cremone (dirk)

Adriano Frisoni

Luca Ceredi

Maurizio Costa (mao)


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Ringrazio il forum Reefitalia (con il quale collaboro) ed in particolar modo l'amministratore Mauro Milanesi, per avermi autorizzato alla pubblicazione dell'articolo.

Daniele Russo